Paolo Sabbatini, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura al Cairo e Consigliere Culturale dell'Ambasciata d'Italia, per la mostra personale "Sacri ritratti", 8 / 29 febbraio 2016

Centro Culturale Copto Ortodosso, Il Cairo, Egitto

 

La pittura del giovane Maurizio Meldolesi e' particolarmente apprezzata per aver raggiunto in modo, relativamente precoce, uno stile di immediata riconoscibilità', consistente principalmente nella capacita' di dare vita a composizioni di intonazione classicheggiante con un gusto marcato per la sintesi e per l'equilibrio armonico tra le parti, con figure contraddistinte da un'incisiva linea di contorno e da raffinate trasparenze ed illuminazioni cromatiche, nonché' dall'efficace individuazione fisica e psicologica. Le figure sono collocate entro fondali paesaggistici di ampio respiro spaziale e dall'atmosfera tersa e luminosa, riconoscibili immediatamente come le dolci valli marchigiane, cosi' celebrate da Raffaello in poi (le Marche sono una Regione situata nel centro-est della Penisola Italiana). 

Si potrebbe addirittura parlare di itinerari regionali, imperniati sulle testimonianze geografiche che appaiono nei dipinti; tessuto connettivo di eccezionale fascino, la trama delle opere consente di andare alla scoperta delle Marche maggiori e minori, formate dalla vitale coesione tra i capoluoghi e l'esteso abitato, in cui centri di antica tradizione urbana si saldano a borghi e frazioni di campagna ancora pressoché' intatti nei loro valori insediativi e storico-ambientali, ma anche a realtà' estremamente dinamiche, soprattutto nella zona costiera. (Centro Culturale Copto Ortodosso) - (His Grace Bishop Ermia)

 

Resto del Carlino – 21 luglio 2014 – Passato e contemporaneità nelle opere di Meldolesi

È stata inaugurata a Monte San Martino la mostra “Past Perfect” di Maurizio Meldolesi, a cura di Eleonora Sarti. Resterà aperta fino al 20 settembre ed è composta da trenta opere che rileggono tecniche, stili e iconografie del passato nella contemporaneità. L’esposizione rientra nella logica del museo diffuso, quindi lo spazio espositivo si espande per tutto il borgo, dalla Pinacoteca Civica alla Chiesa delle Grazie. I lavori di Meldolesi sono stati già esposti in gallerie di Bruxelles, Hong Kong, Roma e in alcuni Istituti di Cultura italiani all'estero. Nei suoi olii su tela riecheggiano i temi di Caravaggio, Michelangelo, Raffaello e le atmosfere dei pittori fiamminghi, dai quali prende spunto l’interesse di Meldolesi per le tecniche pittoriche. L’inaugurazione di domenica è stata salutata da un folto pubblico, composto da italiani ma anche stranieri, con una forte partecipazione inglese. (Pinacoteca Civica, Monte san Martino)

 

Elizabeth Lau per la presentazione della mostra collettiva "Stillness", State Of The Arts Gallery, Hong Kong - 25 giugno / 31 luglio 2012

Lo sfondo scuro e vuoto delle opere di Maurizio Meldolesi rispecchia l'essenza intrinseca indisturbata del soggetto, senza dare riferimenti di tempo o spazio. (State Of The Arts Gallery)

 

Stefania Severi per il catalogo della mostra “Il Pianeta Carta nel III millennio”, Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, Roma – 10 novembre / 21 dicembre 2011

Maurizio Meldolesi, proponendo la sua “Vergine Annunciata”, un olio su carta con cornice in cartapesta, sottolinea l’uso estremamente duttile della carta che si fa supporto per la pittura ad olio e materia simile al legno per la cornice. È altresì un omaggio alla tradizione nella ripresa sia dell’iconografia classica sia degli elementi decorativi. (Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, Roma)

 

Peter Dedroog per la mostra personale “Contrasti”, WOW Art Gallery, Bruxelles – 27 Agosto / 11 Settembre 2011

Ho scoperto il lavoro di Maurizio Meldolesi nella Galleria degli Antichi Forni a Macerata. Con circa 150 altri artisti ha partecipato ad un concorso chiamato “Il segno d’Inizio”, curato da Anna Calcaterra. Il suo lavoro si distingue per i suoi contrasti. Chiaroscuro, colore e l’uso di tecniche dimenticate danno ai suoi dipinti un gusto “matematico-pitagorico”. Tuttavia, nella sua opera classica c’è un’ambizione superiore alla semplice rappresentazione della “realtà”. Essa non è semplicemente la manifestazione di una tecnica, ma l’espressione delle sue riflessioni attraverso pennellate di colore. (WOW Art Gallery)

 

Silvia Bartolini per il catalogo della mostra “InOPERA – Sulle orme di Padre Matteo Ricci”, Museo di palazzo Buonaccorsi, Macerata – 22 luglio / 24 ottobre 2010

Sostanzialmente autodidatta, Maurizio Meldolesi approda alla pittura per passione, intraprendendo una ricerca di stampo fondamentalmente tradizionale e improntata ai valori percettivi dell’immagine. Egli infatti si orienta verso un percorso in cui rivestono un’importanza primaria la sperimentazione sull'espressività derivante dagli accostamenti dei colori (la pittura a olio è la sua tecnica elettiva) e la centralità del disegno (essenzialmente di impianto realistico), a partire dalla riflessione attorno alla grande stagione della pittura olandese del Seicento (il cui contatto lo ha avvicinato alla pratica pittorica) e soprattutto attorno alla figura di Caravaggio. Riflessione che nell'opera Auditio, dai toni limpidi e luminosi e giocata sull'accostamento dei colori primari, sfocia negli apprezzabili contrasti chiaroscurali in cui l’incidenza della luce crea volumi plastici e in cui le figure, alla maniera dei ritratti antichi, si staccano dal fondo scuro, che però in questo caso – al contrario di quanto avviene negli ultimi ritratti di Meldolesi – assume la denotazione di un cielo stellato che allude allo spazio cosmico. L’universo fa quindi da sfondo all'incontro tra i due amici, Padre Matteo Ricci e Xu Paolo, che anche nel colore delle vesti (rispettivamente blu e rosso) simboleggiano l’incontro tra l’Occidente e l’Oriente, verso il quale il missionario gesuita invita anche lo spettatore tendendogli la mano. Meldolesi scrive in proposito: “l’iniziativa InOpera dedicata a Padre Matteo Ricci ha per tema l’amicizia, e per questa opera l’ho immaginato invitare l’osservatore ad entrare nel suo mondo, fatto di conoscenza e di fede”. Il gesto di invito ad entrare con la mano tesa, eccedente la cornice e in virtù del taglio prospettico illusionistico, diventa il vero fulcro dell’opera, ed è altamente simbolico dell’amicizia intesa come invito a entrare nel proprio mondo. Di qui il titolo, Auditio, e cioè una lezione che il gesuita tiene non solo all'amico ma anche a tutti noi, una lezione che unisce scienza e religione, fede – intesa anche come fiducia – e astronomia, rappresentata dai cerchi dell’astrolabio che uniscono, incorniciandoli nella forma perfetta ed eterna, i due personaggi. Cerchi a cui il gesuita si tiene forte nel suo sporgersi, indicando la scienza come il suo medium iniziale per instaurare un dialogo tra le culture. (Museo di palazzo Buonaccorsi, Macerata)

 

Silvia Carminati per la mostra “Fuori dall'ombra”, Palazzetto delle esposizioni, Ascoli Piceno – 24 ottobre / 6 novembre 2009

Maurizio Meldolesi è un pittore praticamente autodidatta. Infaticabile sperimentatore, è alla ricerca costante dei propri limiti sfidando se stesso nel disegno e nella tecnica pittorica. Folgorato da un viaggio in Olanda, indubbiamente si ispira ai pittori seicenteschi di quell'area geografica e culturale, in primis Rembrandt, del quale apprezza la capacità di creare una scena, un racconto, ma anche un’atmosfera. Infatti, nei suoi primissimi lavori Meldolesi si esercita sull'ambientazione del soggetto, che invece abbandonerà nel prosieguo del percorso artistico quando il modello quasi ossessivo di riferimento diverrà Caravaggio, di cui Meldolesi sposa il principio di “fedeltà al vero” e la ricerca sulla luce. E allora l’ambientazione perde corpo e lascia il posto al fondo scuro, anzi buio, dal quale le figure, fortemente chiaroscurate, emergono senza tempo, senza epoca, senza spazio. Il ritratto è l’unico interesse di Meldolesi: i soggetti raffigurati sono persone reali che il pittore conosce e di cui indaga con sensibilità, ma anche meticolosità, ogni ruga, ogni espressione, ogni moto dell’anima, come un paziente esploratore, come uno psicologo premuroso. Separarsi da queste tele è per Meldolesi quasi una sofferenza fisica proprio per la passione con cui lo studio di ogni dettaglio è stato condotto, mantenendo il fascino e la suggestione della pennellata e della materia pittorica, e per il coinvolgimento emotivo nelle storie raccontate da quei volti che, spesso, mutano espressione a seconda che li si osservi da vicino o da lontano, creando quella sorta di inafferrabilità che appartiene a tutti noi. La mostra personale “Fuori dall'ombra”, nel duplice significato di un artista che esce dall'ombra esponendo per la prima volta e dei suoi soggetti che escono dal nero dello sfondo, segna la prima tappa importante della ricerca artistica di Meldolesi che, ci auguriamo, possa proseguire con vigore e impegno sempre rinnovati e proficui.